sabato 9 luglio 2011

Estate

Viene da primavera l'estate del mondo
il mare respira di onde e di fango

Silicio carbonio catrame e bottiglie
la spiaggia un tappeto di plastica e sabbia

Lontano in silenzio il sole tramonta
tra il grigio cemento di case abusive

Sabrina è invecchiata di grasso e di birra
di tre matrimoni di figli mai avuti

Ha il riso bambino del mondo com'era
la gola strozzata dai morsi del fumo

Viene da giovinezza l'estate del tempo
la luce feroce sul vecchio sorriso

Nota: La "storia" è vera, ma il nome della donna di cui si racconta è inventato.

Anidride borbonica

Filari d’auto blu da sottosegretario
Scarrozzano i reali in giro per la via
A Napoli tornati per un anniversario
Di re Ferdinando e della monarchia

Nel traffico feriale le teste coronate
Espirano deluse borbonica anidride
I clacson nobiliari le plebi incolonnate
La polizia di scorta è lì che se la ride

Del titolo incurante ignaro d’etichetta
Il culo d’una Printz avanti la maestà
Scoreggia rumorosi fumi di marmitta
Attossicando al sire e alla di lui metà

Perché sospira il re su ditemi perché
È fermo ancor qui il mio leal corteo
La meglio società m’aspetta per le tre
Ed io ad affumicare in coda da babbeo

O povero re e povero anche l’autista
In doppia fila sta una Panda bordeaux
Di Caterina Esposito nata Bellavista
Uscita per comprare un paio di sabot

La figlia sorridente in rosa bomboniera
Saluta la commessa amica di mammà
Madonna sta sonata da mattina a sera
Non possono aspettare un minutino va

E aspetta pure il re con tutta la sua banda
Bianco più di un fondo teiera di Limoges
In coda si dimena là dietro quella Panda
L’erede rintronato dalla plebesse oblige

Nota: La storia è vera ed è successa a Napoli. Ne sono stato testimone. C'era un corteo di auto blu con a bordo non so quale erede detronizzato dei borboni. Tutti bloccati nel traffico. Risalii la file delle auto per vedere cosa fosse successo. Una manifestazione di protesta? Un corteo repubblicano? Una banda di incalliti garibaldini? Niente di tutto questo...




Ammiragli d'acqua dolce

Ammiragli d’acqua dolce
Capitali di ventura
Cavalier di Malebolge
Alpinisti da pianura

Sanno leggere il futuro
Con le uova di storione
E nel volo del paguro
Trovano la direzione

Li salutano i selvaggi
Dai canotti dai balconi
e sorridono ai presagi
e alle palle dei cannoni

Il giornale d’alto bordo
In pergamena di serpente
Per il viaggio di ricordo
Per la muta del presente

Alti i calici di neve
Che la musica abbia inizio
Vino carte e baiadere
La sentina d’ogni sfizio

Come canta come incanta
Il nuovo papa d’Avignon
Tra le dita l’acqua santa
Del beato Perignon

Bassa a pelo d’equatore
C’è la svastica del sud
Or che Budda fa l’attore
In un film di Bollywood

Sotto l’albero maestro
Della nuova religione
Gesù Cristo dal capestro
Che ripassa la canzone

Il bazar di Pietroburgo
Ed il re cuor di lenone
Si fan beffe del demiurgo
Travestito da buffone

Da lontano arriva l’eco
Di bestemmie di lamenti
Sono il capitan Copeco
Ed i suoi nullatenenti

I pirati della mancia
Hanno fame a tornaconto
Fan tamburo della pancia
E non sanno stare al mondo

Matematica non sbaglia
E l’addendo non ti mente
Per la plebe e la canaglia
Due più due fa sempre niente

Demogogo ed invidioso
Chi dà retta ai pregiudizi
E non sa quant’è rischioso
Navigar nella jacuzzi

Ammiragli d’acqua dolce
Gran signori del pianeta
Ecco Apollo che risorge
Sopra al carro una moneta

Nota: I signori dell'alta finanza sono stati per decenni i riveriti eroi del nostro tempo. La crisi del 2008 ne ha un po' oscurato la gloria, ma non certo le fortune economiche. Quel che è peggio, continuano a dettare legge. La svastica delle canzone non è la croce uncinata dei nazisti bensì il simbolo buddista, ed è "del sud" perché la Croce del Sud è l'equivalente della nostra Stella Polare se navigate nell'emisfero australe.





Alza la testa

Alza la testa
Al vento che arriva
Ti spinge a dritta
Allo scoglio giù a riva

Alza la testa
Davanti alla vita
Nella tempesta
La nave è finita

Nuvole basse
Tra lampi sul mare
Getta le casse
Per non affondare

Nuvole basse
Nascondono il sole
Fra terre riarse
Bruciate dal sale

Ma tu…

Alza la testa
Al vento che arriva
Puoi starne certa
Ti porta giù a riva

Alza la testa
Davanti alla vita
Per la tua festa
La nave è partita

Il sole è alto
Nel cielo d’azzurro
Un altro salto
Sul mare di burro

Il sole è alto
Fra l’onde leggere
Birra di malto
E pane col miele




Me ne andrò

Il vento ha preso le mie carte
Tutti gli appunti che ho lasciato
Le cose che dovevo fare
Le storie che volevo raccontare

E me ne andrò senza capire
Se è meglio vivere o morire
E me ne andrò
Col mio nulla da dire

Il giorno che ho lasciato indietro
Non ha lezioni da impartire
Lui si credeva eterno
Fino a quando il sole l’ha mollato

E me ne andrò senza rancore
Neppure l’ombra d’un dolore
E me andrò
Lontano da ogni dove

Non c’è davvero nulla al mondo
Più dolce d’una dolce resa
Del non dover lottare
Del non dovere opporre resistenza

E me ne andrò in gran segreto
Con il mio passo più discreto
E me ne andrò
Senza voltarmi indietro

Il mare placa le sue onde
Che già spumavano di rabbia
Mi lascio cancellare
Come quella scritta sulla sabbia

E me ne andrò da qui a due ore
Senza nemmeno far rumore
E me ne andrò
Dovunque sia il mio amore

… e al diavolo l’onore

Luci

Dimmi chi unn'è
pi' malincunia
chi la luci
mi veni a circari

Dimmi chi unn'è
pi' supirchiaria
chi lu jornu
mi veni a scuitari

E astuto la luci
come si la luci
dumani nun torna
E scinnu d'a cruci
comu si sta cruci
dumani unn'agghjorna

Dda 'ncapu lu mari
ddi luci luntani
mi piaci addisiari
Po' dintra a lu porto
sti varchi fitusi
vulissi affunnari

E scinnu d'a cruci
comu si sta cruci
dumani unn'agghjorna
e astuto la luci
comu si la luci
dumani nun torna




Euridice

Su baciala piano
Tra il collo ed il seno
Poi muovi la mano
Carezzala almeno

Io fiuto gli amanti
Lontano ad un miglio
E ne ho visti tanti
Dal mio nascondiglio

Non chiuder le tende
Di quella finestra
L’amore s’offende
Lui soffre e protesta

Rinchiuso e protetto
L’amore è egoista
Ma visto da un tetto
Diventa altruista

Non sono geloso
Se è un altro a godere
Io son generoso
Mi basta vedere

E in questo spiare
Io trovo la pace
La gioia d’amare
Sia pur contumace

E non ho mai fatto
Del male a nessuno
Non sono quel matto
Che dice qualcuno

Io sono devoto
Con tutto il mio cuore
Sia pure a mio modo
Al dio dell’amore

Lo so vostro onore
È il vostro dovere
Ma le sue parole
Son troppo severe

Ché in tutte le foto
Che mi ha sequestrato
Davvero non noto
Neppure un reato

Maniaco lei dice
Ma se ben ricordo
Soltanto Euridice
Morì d’uno sguardo

Nota: Euridice fu rapita da Ade, dio degli inferi. Orfeo, che ne era innamorato, supplicò Ade fino a convincerlo a lasciarla andare. Il patto era che Orfeo non si sarebbe mai dovuto voltare a guardarla durante la risalita dagli inferi, ma lui cedette alla tentazione ed Euridice tornò definitivamente nel regno dei morti.







Il congresso di Canossa

Tra pensieri azioni e borsa
Al congresso di Canossa
Ho smarrito il mio bagaglio
Fra le truppe allo sbaraglio
Per fortuna che la guida
Tra un Martini e la movida
A cavallo d’un caimano
Ci ha salvati dal pantano

Sì la guerra sì alla corsa
Si decise lì a Canossa
Tutti a bordo del naviglio
Sei non salti sei coniglio
Fu una festa quella fuga
Al resort della Tortuga
Tracannando i margarita
Di J. Morgan il pirata

Salsa rumba e nova bossa
Ed il ballo di Canossa
In ginocchio per un miglio
Sanguinando con puntiglio
Barbanera presidente
Del partito che si pente
Riformiamo la speranza
Con il lotto e la finanza

Fu davvero una gran mossa
Quella svolta di Canossa
Per uscir dal nascondiglio
E finir nel ripostiglio
Su sciogliamo le catene
Delle volpi delle iene
Il bel mondo a guadagnare
Chi sta buono può guardare

Vade retro alla riscossa
Fu lo slogan di Canossa
Dove il popolo fu al meglio
Nel torneo dello sbadiglio
Senza offesa per i santi
Tra bestemmie e sacramenti
Gratto e vinco il mio futuro
O la piglio dentro al



O mi gioco pure il mulo

Nota: Quando il PCI divenne PDS sembrò una mossa azzeccata. E probabilmente fu così. Tuttavia non c'era scritto da nessuna parte che da lì si dovesse poi arrivare al punto di credere davvero nell'economia di mercato, nelle liberalizzazioni e privatizzazioni ecc. ecc. Non dimenticherò mai quando sentii per la prima volta dei leader ex-comunisti citare le agenzie di rating come fossero il Vangelo...



La Val di Sfatta

Piove neve in Val di Sfatta
E m’immacola la fratta
Copre terra merda e stucchi
E i maiali mamelucchi

Biancopura è la mia gente
Nell’abbaglio riflettente
Bianconeve è a tutta vista
Nell’inverno calvinista

Eco meco e me rispondo
Giro yodel girotondo
Questo mondo è casa mia
Tra la piazza e l’abbazia

Polla a neve dal mio pene
Il biolattico del seme
S’alza a culo la gonnella
M’immulatto la pulzella

Mi coltivo il bianco mare
Aro are aro are
Pianto i semi della neve
Sulle case sulla pieve

Moribonda senza fretta
Batte i denti la moretta
Tutta nuda nella fossa
Avrà nere anche le ossa

D’esser bianca lei sognava
Son sicuro lo voleva
È questione di due ore
E del giglio avrà il candore

Piove neve in Val di Sfatta
E m’immacola la fratta
Copre terra merda e stucchi
E i maiali mamelucchi

Una ragazza di colore viene violentata e uccisa in un paese dell'Europa centrale. Austria, Svizzera, Germania? Non si sa. La neve coprirà il suo cadavere.

La caduta dal vespino

Bidella di scuola tua madre
Gli stessi capelli nel vento
Il padre fa opra da usciere
È bello in divisa d’aspetto

Correvi con nobile sprezzo
Sul tuo motorino d’argento
Disprezzo svelavi d’avere
Per ogni segnale d’arresto

Vezzosa da fiera Afrodite
In un crocevia d’Agrigento
Tra avite rovine e severe
Tu stavi correndo di certo

Segreta la fossa dannata
Le ruote cozzavano forte
Sbalzata cascavi di botto
Giù nella rugosa carrera

Lordavi di rosso l’asfalto
Di poco mancavi la morte
Cobalto er’il mare là sotto
Che fu della dea di Citera

Correvi leggiadra la vita
Da vera donzella di corte
Or tinta vermiglia nel volto
Che fu la caduta da pera

Nota: Una ragazzina scorrazza sul suo motorino per le strade di Agrigento. Lo fa con lo sprezzo del pericolo e la superiore noncuranza d'una nobildonna d'una volta o d'una ninfa dell'antica mitologia greca. La modernità è fatta di anche di questo: di gesti antichi in contesti nuovi.

L'Autostrada 6

Io vado a ottanta all’ora lungo l’autostrada sei
Sulla corsia di destra senza allontanarmi troppo dal guardrail
Si dice chi va piano va lontano e poi lo sai
Che in tutta la mia vita contromano io non sono andato mai

Mi ha detto anche tua madre che conservi ancora una fotografia
Di me di te tuo padre mia sorella e Margherita sai tua zia
Insieme in pizzeria là sotto casa alla Bella Napoli
Con l’incerata rosa e roba fresca senza trucchi o intingoli

Quel bel vinello fresco fatto in casa che da solo ti va giù
Ma senza esagerare com’è giusto un dito a testa o poco più
Avevi un bel sorriso e quel vestito verde che hai cucito tu
Con la spallina che non ne voleva mai sapere di star su

Difficile davvero immaginarti più felice di così
Col nostro ferramenta e poi gli amici e lo scopone al giovedì
Davvero credi d’esser più serena adesso che vivi con lui
Ed hai dimenticato la tua casa tuo marito ed anche i tuoi

Non serve sorpassare la mia uscita è sei chilometri da qui
Starò tranquillo in coda con prudenza fino al bivio Mondovì
Poi prendo la statale e intanto penso alla faccia che farai
Tu che credevi che lì a casa sua non ti avrei trovata mai

Due colpi poi due baci poi due colpi infine l’ultimo per me
In tutto fanno sette come gli anni che ho vissuto insieme a te
Dovrebbero spiegare a st’incosciente che da destra non si può
Qui tutti pensan d’essere piloti poi s’ammazzano però

Io non ho mai capito a cosa serva andare a più di cento all’or
Perché la gente corre scappa cerca chissà che cos’altro ancor
Tra un poco amore mio quando insieme non sarem nell’aldilà
Ti basterà un istante per capire che vuol dir felicità

Nota: Un uomo percorre con prudenza l'autostrada 6. E' una persona tranquilla, senza grilli per la testa. Ama sua moglie, la sua casa, la propria famiglia. E' difficile immaginare una situazione più inquietante...

Il Torquemada innamorato

Su lasciati picchiare
Voglio sentirti urlare
Il vederti lacrimare
Me l’ho fa già tirare

Ho bisogno di vedere
Il tuo pesto lividume
Se ti vedo sanguinare
Sono tutto un brividume

Senza suppliche arrapanti
Senza neanche una ferita
Senza calci sopra ai denti
Cosa vuoi che sia la vita

Ma tu indossi la tua tonaca
Vuoi l’amore senza attrito
Scopri la tua fica monaca
E mi dici basta un dito

Non le voglio le tue prediche
Non ti voglio confessare
Delle tue preghiere ludiche
Non so proprio cosa fare

Io non voglio fare il vescovo
E neppure il chierichetto
Vorrei solo sai di nuovo
Incatenarti sopra al letto

Amore mio così non va
Stiamo sempre a litigare
Così il sesso non si fa
Ci dovremmo uniformare

Ci sarà una via di mezzo
Tra i tuoi metodi soavi
E il mio gusto certo rozzo
Di legarti ai lampadari

Se davvero vuoi che metta
Un bell’abito talare
Per poterti poi furbetta
Sul mio coso confessare

Io un’idea sai ce l’avrei
Se tu fai l’indemoniata
Ecco allora io potrei
Diventare Torquemada

Nota: Torquemada fu il primo Grande Inquisitore dell'Inquisizione spagnola. In certi casi, è difficile capire dove finisce la fede e dove comincia la perversione...




Mafioso

La mamma mi diceva che ero svelto di cervello
Poi qui la gente sai si scanta pure delle ombre
Così io diventai come mio nonno e poi mio padre
Mafioso mafioso mafioso mafioso

Sognavo belle macchine e vestiti Valentino
Pensavo a un avvenire di potere e belle donne
E invece eccomi qui nel sottoscala du ‘u zu Pinu
Da solo da solo da solo da solo

Mi avevano promesso mari e monti e chissà cosa
I monti ora li vedo tutti attorno alla stamberga
Dove passeggio il tempo rileggendo la sentenza
Vent’anni vent’anni vent’anni vent’anni

Lontano il mare luccica in fondo alla vallata
Con tutti i suoi bikini il sole e le ragazze in tanga
Se mai nasco di nuovo io lo giuro che mi faccio
Bagnino bagnino bagnino bagnino

Più meglio assai di futtiri sarebbe cumannari
Ebbene io comando solo per corrispondenza
Ma fimmini ne ho a iosa se soltanto mi contento
Di capre di capre di capre di capre

Al massimo addisio un barbecue con quattro amici
Senza paura che poi il fumo attiri anche gli sbirri
Due sarde costolette e dieci metri di salsiccia
Col vino col vino col vino col vino

In foto la mia bimba sembra crescere radiosa
Ma più mi cresce e più somiglia vero a mio compare
Io non vorrei pensare ma si sa di questi tempi
Bastardi bastardi bastardi bastardi

Per giunta il senatore va in tv e mi sputa addosso
Da un anno non risponde dice d’essere prudenti
Ma poi non la schifìa la cocaina che gli mando
Cornuto cornuto cornuto cornuto

Però io porco giuda ve lo giuro su mia madre
Io quasi quasi spero che mi arrestano stavolta
Così racconto tutto parlo e smetto di mangiare
Cicoria cicoria cicoria cicoria

Nota: Quando Bernardo Provenzano fu arrestato, viveva in una decrepita masseria. Il suo cibo preferito pare fosse la cicoria. Ne è passato di tempo dalle dorate latitanze d'una volta...



giovedì 11 febbraio 2010

Abusivismo a Favara

Questo articolo risale al febbraio del 2006 e mi è tornato in mente dopo il recente crollo di una casa nel centro storico di Favara che ha causato la morte di due bambini. E' stato originariamente pubblicato su Centonove.

Il comune di Favara è noto alle cronache soprattutto per il gran numero di imprese edili: addirittura 623, ovvero una ogni 48 abitanti (che sono all’incirca 30.000). Un dato, questo, che venne evidenziato nell’ottobre del 2004, in occasione della “visita” della Commissione Parlamentare Antimafia in provincia di Agrigento.
Non è una caso che proprio a Favara vada di moda l’espressione “fare soletta”: ossia buttar giù una gettata di cemento armato. Facendo “soletta”, a partire dalla metà degli anni ’60 è nato un intero quartiere abusivo, conosciuto come Favara Ovest, oggi abitato da quasi 5.000 residenti.
Nulla di diverso da quanto accaduto in molte altre parti della Sicilia, se non fosse per un particolare: il quartiere di Favara Ovest, infatti, a dispetto del nome, si trova al di là dei confini comunali. In territorio di Agrigento.
Nei 40 anni ormai trascorsi dalle prime “solette”, in quel quartiere è nata e cresciuta almeno una generazione di favaresi. Molti tra costoro risultano genericamente residenti in contrada Monte Saraceno, un po’ giocando sull’equivoco di un’area che anche nel versante agrigentino è nota in questo modo.
Da anni il Comune di Agrigento e quello di Favara “trattano” per un definizione della vicenda, tra accelerazioni e crisi diplomatiche. L’ultima è esplosa martedì 21, quando è naufragato l’ennesimo tentativo di trovare un accordo. Il problema è quello della contropartita: in cambio del territorio di Favara Ovest, infatti, gli agrigentini vorrebbero la cessione di una parte della zona industriale del comune confinante, in contrada San Benedetto, occupata da imprese del capoluogo.
Già nel 1997 i consiglieri comunali di Agrigento avevano deliberato in tal senso, ma i loro colleghi favaresi avevano lasciato cadere la questione senza portarla al voto. All’epoca la legge prevedeva che le cessioni di territori tra i comuni dovesse essere deliberata congiuntamente dai consigli comunali interessati. Oggi è invece la legge regionale 30 del 2000 a prevedere, dopo la deliberazione dei consigli, un referendum popolare che coinvolga i residenti delle aree interessate.
Una procedura che, al di là delle diatribe politiche, in questo caso si scontra con una difficoltà di fondo: in teoria, gli abitanti di Favara Ovest dovrebbero votare nella qualità di residenti di Agrigento, dal momento che è quest’ultimo comune a cedere una parte del proprio territorio. Solo che gli abitanti in questione, pur vivendo legalmente ad Agrigento, risultano all’anagrafe residenti a Favara.
Effetti collaterali del “fare soletta” come e dove capita. Per aggirare questo ostacolo, il parlamentare regionale dei Verdi Calogero Micciché aveva presentato un emendamento alla Finanziaria regionale inserito nel maxi-emendamento votato dall’ARS il 19 gennaio. Un emendamento che prevedeva lo scambio per legge dei terreni, in deroga alla L.R. 30 del 2000, consentendo la votazione ai cittadini interessati previa inscrizione “presso degli appositi elenchi”. Per superare i problemi legati alla residenza, l’iscrizione all’elenco era consentita “a tutti i proprietari o locatari di immobili ricadenti nei territori” interessati.
La proposta di Miccichè aveva inizialmente trovato il consenso dello stesso governatore Cuffaro. Per un motivo ben preciso: oltre alla risoluzione della questione dei confini tra Agrigento e Favara, infatti, prevedeva uno scambio di territori tra la stessa Agrigento e il comune natale di Totò Cuffaro. A Raffadali ci sono due contrade, Modaccamo e Safo, che catastalmente appartengono al capoluogo ma sono abitate da raffadalesi, e si trovano inoltre a circa 4 chilometri da Raffadali e a 25 da Agrigento. Anche in questo caso c’era un problema legato alla residenza legale degli abitanti, in tutto simile a quella di Favara Ovest.
All’ultimo momento, in aula, il governo ha però ritirato l’iniziale consenso, al punto che a Raffadali ne è nata una vera e propria guerra di manifesti con reciproche accuse tra i Verdi e l’UDC.
Pare che dietro questo improvviso voltafaccia ci sia la mano del deputato favarese di Alleanza Nazionale Giuseppe Infurna. Dovuto forse, da una parte, alla volontà di evitare che Calogero Miccichè potesse vantarsi di un altro titolo di merito dopo la concessione dei contributi ai proprietari di immobili danneggiati dalla frana di Agrigento del 1966, dall’altra dal fatto che il consiglio comunale di Favara, come poi è stato evidente martedì 21, non vuole cedere agli agrigentini una parte della propria zona industriale.
Oggi il sindaco di Favara Lorenzo Airò, alla guida di una giunta di sinistra con un consiglio comunale nella quasi totalità in mano alla Casa delle Libertà, commentando la mancata approvazione dell’emendamento Miccichè parla di un’occasione perduta. Anche perché si trova in una situazione assai imbarazzante: il quartiere di Favara Ovest è infatti in gran parte privo di opere di urbanizzazione, ed è perfino con un certo timore che racconta di avervi appaltato la realizzazione di un tratto delle rete fognante (“Non so nemmeno se mi conviene dirlo” dichiara). Il paradosso è infatti che la sua giunta si trova a dovere eseguire lavori in quello che, legalmente, è il territorio di un altro comune.
Un paradosso che salta agli occhi spostandosi qualche chilometro a Sud, in località Cannatello. Si tratta di una frazione balneare di Agrigento, appena ad Est di San Leone. Anche qui i proprietari delle abitazioni sono per il 90 per cento favaresi. Eppure, in riva al mare, c’è un vecchio bunker di cemento armato risalente alla seconda guerra mondiale, su cui spicca una targa commemorativa che lo stesso sindaco Airò ha posto nel 2003 in onore di Mohamed Abid, un tunisino che annegò li di fronte dopo aver salvato la vita di due bambini e avere tentato, inutilmente ed eroicamente, di salvarne un terzo. Possibile che un sindaco ponga una targa in territorio che non gli appartiene? Sì, perché in realtà il lido di Cannatello, sulla carta di Agrigento, è stato ceduto in concessione, dal Demanio Marittimo, al comune di Favara. Che ogni estate vi organizza manifestazioni musicali e ha sistemato una piccola piazza in riva al mare. Praticamente un’enclave. Così vanno le cose, nella provincia che non riesce a sottrarsi al luogo comune di aver dato i natali a Luigi Pirandello.

Quando gli alpini comandavano a Lampedusa

Chi protegge Lampedusa dai suoi protettori? E’ una domanda che sull’isola, da qualche mese, si stanno facendo in tanti. Lampedusa, si sa, è condannata ad una perenne emergenza. Agli atavici problemi dell’isolamento geografico, da qualche anno s’è aggiunto quello, drammatico, dei continui sbarchi dei clandestini. Un’emergenza che il piccolo comune non poteva certo affrontare da solo, tanto che dal 2004 è stato affiancato dalla Protezione civile.
Il Commissario delegato è il direttore del dipartimento, Guido Bertolaso, che però di volta in volta nomina un proprio delegato. Nel 2004 toccò ad un tenente generale degli Alpini, Maurizio Cicolin, che ad un certo punto decise di improvvisarsi urbanista. Porta infatti la sua firma un’ordinanza del novembre di quell’anno con cui l’ufficiale degli Alpini approvava una variante urbanistica al Piano di fabbricazione dell’isola (come qui chiamano il piano regolatore). Oggetto della variante la realizzazione di un’area di stoccaggio per le imbarcazioni dei clandestini, allo scopo di liberare dai relitti il piccolo porto già di per sé insufficiente. Anziché scegliere un’area attigua all’attuale discarica comunale, la Protezione civile ne individuò una del tutto nuova in località Taccio Vecchio.
Una scelta che venne subito contestata da Legambiente, che nell’isola gestisce una riserva naturale: la località Taccio Vecchio ricade infatti all’interno di un Sito d’importanza comunitaria (SIC). Ciononostante la Protezione civile è andata avanti per la sua strada, tra l’altro senza neppure chiedere all’Assessorato Regionale al Territorio e Ambiente la valutazione d’impatto ambientale, obbligatoria per gli interventi nelle aree SIC. Per meglio dire, ha avviato l’iter per la VIA a maggio, ma solamente dopo che i lavori erano cominciati. Per la cronaca, l’appalto è stato affidato alla Edilmeccanica s.r.l. del gruppo Giuseppe Campione di Agrigento, come si legge nell’interrogazione dello scorso 4 luglio rivolta ai ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture dal deputato di Sinistra Democratica Angelo Lomaglio (interrogazione che non ha ancora avuto risposta, come risulta dal sito web della Camera).
I lavori sono consistiti in uno sbancamento e nella realizzazione di un pesante muro di contenimento in cemento armato. Iniziati nel mese di maggio, non si può certo dire che siano stati benedetti dalla buona sorte. Il 14 di quel mese, infatti, a Lampedusa è stata eletta una nuova amministrazione comunale, e soprattutto s’è insediato un nuovo sindaco, Bernardino De Rubeis dell’MPA. Il quale ha cambiato atteggiamento rispetto ai suoi predecessori e ha preso di petto la questione, procedendo tra l’altro al sequestro amministrativo del cantiere. Per il primo cittadino, l’opera è infatti abusiva.
Non bastassero i problemi politici, l’area di stoccaggio delle barche “clandestine” ne ha dovuti affrontare di strutturali. Il 26 giugno, neanche un mese dopo l’ultimazione dei lavori, un intero lato del muro di contenimento è venuto giù di schianto. Per fortuna il blocco amministrativo aveva impedito che sotto quel muro ci fossero al lavoro degli operai, o che l’area ospitasse già delle imbarcazioni, e tutto s’è risolto con un gran botto.
Alla Protezione civile non rimane altro da fare che rimuovere il manufatto e ripristinare i luoghi. Lo ha stabilito ad agosto il Servizio VIA dell’assessorato al Territorio e Ambiente, comunicando al Commissario delegato per l’emergenza a Lampedusa che non potrà rilasciare alcun parere in quanto l’ufficio può esprimersi soltanto sulle “opere da realizzare e non già realizzate”. Un’ultima nota: per l’opera “abusiva” la Protezione civile ha speso 513 mila euro.
Ma quanto costa smaltire le barche dei clandestini?
La nuova amministrazione di Lampedusa è nota alle cronache nazionali per la presenza di un assessore della Lega Nord, la signora Angela Maraventano, Del sindaco Bernardino De Rubeis detto Dino si sono invece occupate le testate regionali, perché quella dell’area di stoccaggio della località Taccio Vecchio non è l’unico motivo di polemica con la Protezione civile. In agosto, De Rubeis ha sostenuto che diversi clandestini venivano recuperati in acque internazionali e condotti comunque al centro di permanenza di Lampedusa, ingolfandolo più di quanto già non sia. Meno nota è la polemica sui costi di smaltimento delle imbarcazioni dei clandestini. A titolo di esempio, De Rubeis cita una delibera della Protezione civile da lui rinvenuta, che per il trituramento e lo smaltimento di 23 natanti impegna una somma di 166-170 mila euro, ovvero oltre 7.300 euro a barca. Un costo, a suo dire eccessivo, che gli ha fatto venire un’idea: “Voglio chiedere un finanziamento per acquistare un trituratore comunale. Costa circa 300 mila euro ma poi potremmo vendere il legno al Conai” (il consorzio che si occupa dello smaltimento dei rifiuti riciclabili). I rifiuti sono un po’ il suo cavallo di battaglia. “Appena insediato – dice – ho subito annullato un bando di gara della Gesa, la società che gestisce l’ATO rifiuti Agrigento 2. Un bando da 5 milioni di euro. Sulla gestione dei rifiuti a Lampedusa voglio vederci chiaro”. Nel frattempo, chi l’avrebbe mai detto, la vicenda dell’area di stoccaggio di località Taccio Vecchio ha visto nascere un’inedita alleanza tra un primo cittadino dell’MPA e Legambiente, un partito e un’associazione che si trovano su fronti opposti in diverse parti della regione.

(Originariamente pubblicato sul settimanale Centonove nel settembre 2007

Vi ricordate la coppa America di Trapani?

E adesso che succede? La domanda è d'obbligo, dopo che il ministero dell'Ambiente si è espresso in termini negativi sulle opere realizzate nel porto di Trapani in occasione della Louis Vuitton Cup del 2005.
La competizione velica, che serve a selezionare le barche che si sfideranno nella Coppa America, fu una grande vetrina internazionale per la città tra i due mari. Si svolse tra il 29 settembre e il 9 ottobre di due anni sullo sfondo magnifico delle isole Egadi da una parte e del monte Erice dall'altra, e si concluse con la vittoria degli svizzeri di Alinghi e del mitico skipper Russell Coutts. Nonché con tanti ringraziamenti per Trapani e per il calore con cui la città aveva accolto i partecipanti.
Meno trionfale fu l'accoglienza delle associazioni ambientaliste. Ai loro occhi la Coppa America assunse l'aspetto di un cavallo di Troia, nella cui capiente pancia si nascondevano diversi progetti che fino a quel momento l'Autorità Portuale s'era vista respingere per insormontabili ostacoli di natura ambientale.
La chiave per aprire quella pancia fu un'ordinanza della Protezione Civile (la n. 3077 del settembre 2004) che conteneva alcune deroghe alla normativa ambientale. Deroghe che diedero il via libera ad una gara d'appalto da 46 milioni di euro per la realizzazione di una banchina di 202 metri nella zona chiamata Ronciglio e di due dighe foranee di 450 e 300 metri. Opere previste dal Piano Regolatore del Porto, a tutt'oggi sprovvisto del parere sulla valutazione d'impatto ambientale (di competenza del ministero dell'Ambiente e non della Regione perché quello di Trapani è un porto d'interesse nazionale).
La deroga in materia ambientale, in teoria, era resa possibile da un'interpretazione della normativa sulla protezione civile che assimilava di fatto una competizione sportiva come la Coppa America agli eventi calamitosi o a manifestazioni come il Giubileo.
Secondo Legambiente si trattava di un'interpretazione eccessivamente larga, dal momento che in nessun caso poteva consentire la realizzazione di opere all'interno di una Zona di Protezione Speciale (ZPS) come le Saline di Trapani, pesantemente interessata dai lavori della banchina Ronciglio.
Sempre in teoria, le opere dovevano essere funzionali allo svolgimento delle regate, ma così non fu: né le dighe foranee né la banchina erano state ultimate in tempo, tanto è vero che i lavori ripresero anche dopo il 9 settembre 2005, ultimo giorno della Louis Vuitton Cup. Ossia quando l'ordinanza della Protezione civile era ormai scaduta.
Nel novembre successivo la Procura di Trapani, sollecitata dai continui esposti di Legambiente, decise di porre sotto sequestro il cantiere della banchina, dissequestrato solo nel settembre del 2006.
Per riprendere i lavori si aspettava una decisione del ministero dell'Ambiente, arrivata infine il 30 marzo scorso. Porta la firma del direttore generale dell'ufficio per la Salvaguardia Ambientale, e rileva “la sostanziale non ottemperanza delle prescrizioni formulate” nel settembre del 2005. In attesa che l'Autorità Portuale di Trapani chieda la pronuncia sulla compatibilità ambientale del piano regolatore del porto, il ministero “invita […] a non iniziare e/o proseguire alcuna attività che modifichi lo stato dei luoghi all'interno della circoscrizione portuale”, limitandosi “al solo completamento delle opere foranee per assicurare la stabilità delle stesse dal moto ondoso, al trattamento anticorrosivo delle armature e alla messa in sicurezza dei cumuli di materiale per evitarne lo smottamento”. Anche per questo tipo di interventi, tuttavia, sarà necessario un preventivo assenso da parte del ministero.
Due le principali obiezioni: la distruzione di sette ettari di posidonia oceanica (tutelata dall'Unione Europea in quanto pianta acquatica in via di estinzione, la cui scomparsa è tra le cause dell'erosione delle coste mediterranee) provocata dalle due dighe foranee, e l'impatto della banchina Ronciglio sulla ZPS delle Saline di Trapani.
A detta del ministero, insomma, 46 milioni di euro sarebbero stati spesi per lavori che hanno provocato danni cui non sarà facile porre rimedio. Incidenti che possono succedere, se la valutazione d'impatto ambientale si chiede dopo l'inizio dei lavori.
Il provvedimento del ministero dell'Ambiente è stato preso malissimo dal sen. Antonio D'Alì, oggi presidente della Provincia di Trapani e nel 2005 sottosegretario all'Interno nonché grande sponsor politico della manifestazione: “La decisione di Pecoraro Scanio - ha dichiarato ai giornali - mortifica le aspirazioni di sviluppo della città di Trapani e non propone un percorso condiviso nell'interesse di tutti”.
E mentre D'Alì annuncia interrogazioni parlamentari, il presidente provinciale di Confidustria, Piero Culcasi, lamenta l'inadeguatezza del porto, i cui fondali sono troppo bassi per consentire l'attracco delle navi di grossa stazza.
Ben diverso il parere di Legambiente: “Ci sono voluti due anni di esposti e relazioni tecniche, alcuni sequestri disposti dall'Autorità Giudiziaria, una puntuale e complessa indagine della Sezione di PG dei Carabinieri, avvisi di garanzia per responsabili dell'Autorità Portuale, del Genio Civile Opere Marittime e dell'impresa - ha dichiarato il vicepresidente regionale Angelo Dimarca - ma alla fine la tesi da noi sostenuta da sempre è stata confermata: le opere sono state realizzate violando procedure e causando gravi danni all'ambiente. Ci attendiamo ora una celere chiusura dell'indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Trapani e l'accertamento non solo delle responsabilità di quanti hanno violato procedure e causato danni all'ambiente, ma anche di coloro che, omettendo controlli e provvedimenti sospensivi, hanno consentito che i lavori giungessero ad avanzata fase di realizzazione”.
La soluzione è adesso affidata ad un'azione di concerto tra i ministeri dell'Ambiente, delle Infrastrutture e dei Trasporti, sollecitata da Alfonso Pecoraro Scanio con una lettera che è stata spedita pressoché in contemporanea col provvedimento del suo ministero.
Gli equipaggi della più importante manifestazione velica del mondo, nel frattempo, si sono trasferiti a Valencia. Evidentemente non sanno che la Coppa America in versione trapanese, a quasi due anni dalla cerimonia di chiusura, è tutt'altro che conclusa.
(Originariamente pubblicato sul settimanale Centonove nell'aprile 2007)

La protezione in-civile

Sui giornali di oggi non si fa che parlare delle inchieste sulla Protezione civile, e dire che c'è stato un periodo in cui Guido Bertolaso era talmente sugli scudi che criticarlo sembrava blasfemo. In realtà quello che oggi chiamano "sistema Bertolaso" va avanti da anni, tra violazioni delle regole ambientali e snellimenti burocratici assai sospetti. Ebbene, in questi giorni sto mettendo un po' d'ordine tra i miei vecchi articoli e ne ho trovati due sulla Protezione civile. Uno riguardava il porto di Trapani (è dell'aprile 2007) l'altro gli sbarchi dei clandestini a Lampedusa (settembre 2007). Sono stati pubblicati entrambi sul settimanale Centonove di Messina.