giovedì 11 settembre 2008

Lo scempio delle antiche terme



Le foto che vedete testimoniano uno scempio. Sono state scattate dentro e fuori lo stabilimento delle Antiche Terme Selinuntine, di proprietà della Regione siciliana tramite l’Azienda Autonoma delle Terme e attualmente in concessione alla Terme di Sciacca s.p.a. Si raggiunge dalla via Figuli, alla fine della scala che a pochi metri dal viale delle Terme conduce in contrada Muciare dopo avere attraversato il torrente Bagni. Era qui che, un tempo, si trovava la fonte della cosiddetta Acqua Santa, nota da secoli per le sue virtù terapeutiche. Lo stabilimento venne restaurato nel 1984-85, all’epoca in cui l’Azienda delle Terme era diretta da Pasquale Mannino. Fu il geologo Forlani a ritrovare la fonte dell’Acqua Santa, che era andata perduta in seguito al terremoto del 1968. Peccato si fosse ben presto scoperto che la celebrata acqua aveva perso la sua santità: i residenti delle contrade Isabella, S. Antonio e Sovareto, a furia di scaricare i reflui dove capitava, l’avevano inquinata. Coliformi fecali: questo dissero le analisi.

Ad entrarci oggi si viene assaliti dallo sconforto. Innanzi tutto perché farlo è semplicissimo. I due portoni d’ingresso sono entrambi spalancati, e perfino il cancello della recinzione è chiuso solo per finta: la catena è arrotolata attorno alle sbarre ma il lucchetto (come avete visto) è incredibilmente aperto. Basta spingere e il gioco è fatto (è così che ce ne siamo accorti: appoggiandoci per sbaglio).
Da un pozzetto l'acqua sulfurea continua a scorrere, copiosa. Disperata, in mancanza di un uso più proficuo, si getta nel torrente Bagni.
Nella sala d’ingresso, accatastati come viene, diversi fusti. Sono pieni, ho provato a sollevarli. Abbandonati come capita, malgrado le allarmanti etichette: “corrosivo”, “provoca ustioni”. Tutto incustodito, da autentici irresponsabili.


Il consiglio d’amministrazione della società per azioni cui la Regione ha delittuosamente affidato le terme di Sciacca lamenta di non avere soldi per gestire adeguatamente le strutture e geli impianti. Sarà vero (anzi lo è senz’altro). Tuttavia, a guardare queste foto, si capisce che la situazione è molto peggiore. Non sono solo i soldi a mancare.


Manca l’interesse, la cura, l’amore per il patrimonio termale. La sensazione è che da queste parti, a meno di 100 metri dagli uffici dirigenziali, siano anni che nessuno scende a controllare. Se i consiglieri non hanno i soldi per la benzina, possono andarci a piedi. Se non hanno i soldi per un lucchetto nuovo, basta che mi telefonino: in qualche cassetto, ne sono quasi sicuro, dovrei averne qualcuno.

1 commento:

Massimo Raso ha detto...

ho visto solo ora queste immagine e sono sconvolto! Ma non si possono denunciare questi Signori del CDA per non avere custodino un bene pubblico? E' uno schifo!